Dai protocolli ai containers: i segreti della connessione
Protagonisti dell’incontro, due big dell’informatica (non solo) calabrese: Domenico Talia, professore di Sistemi di elaborazione delle informazioni, e Antonio Palmiro Volpentesta, professore di Marketing per ingegneria gestionale, entrambi presso l’Unical.
Allora: qual è stato il percorso da Arpanet, la prima rete specialistica a internet? «Un percorso in continua espansione», ha spiegato Talia, «sviluppatosi grazie ai protocolli». Cioè quelle sigle che tutti gli utenti incrociano nella navigazione quotidiana: ip, http, https, ecc.
Questi protocolli, ha specificato Volpentesta, «possono essere paragonati ai containers per il trasporto delle merci», cioè sono mezzi standard per far viaggiare le informazioni.
Coincidenze della storia: non è un caso che protocolli informatici e containers siano stati messi a punto negli anni ’80.
Villa Rendano
Internet tra tecnica e consenso
La strada che porta alla connessione globale è fatta di due cose: tecnica e consenso. Del primo aspetto si è occupato Talia, che ha raccontato l’evoluzione della rete, dai primi esperimenti pionieristici finanziati dal Pentagono all’odierna diffusione di massa. Sul secondo aspetto si è soffermato Volpentesta, che ha invece spiegato i motivi per cui Internet ha avuto successo.
Secondo i suoi calcoli, entro il 2040 è previsto il “pareggio”: tanti esseri umani, altrettante connessioni. Ma, attenzione: esistono, infatti, sette miliardi di device su otto miliardi di abitanti del pianeta. Quindi il “break even” potrebbe verificarsi prima.
Cimitero delle tecnologie
L’affermazione del web, cioè l’attuale configurazione della rete, non è stata facile né scontata.
«La storia è anche un cimitero di tecnologie, spesso più valide di quelle attuali, che sono state accantonate solo perché non hanno avuto successo», hanno spiegato i due scienziati.
E, per quel che riguarda il web, c’è l’imbarazzo della scelta: sistemi operativi promettenti superati dall’attuale duopolio Windows-Os, mezzi fisici (laserdisc o il mitico floppy) ingurgitati dalla gigantesca memoria collettiva in cui si è trasformata la rete. Ne sono un esempio i cloud, capaci di stivare quantità immense di dati.
Domenico Talia
Costi e benefici
La prossimità del break even tra esseri umani e device, pone alcuni interrogativi che dividono gli specialisti in “integrati” e “apocalittici” (tra questi ultimi spicca Evgenij Morozov, duro critico dell’operato delle “big five”).
«Tutto ha i suoi costi», ha commentato Volpentesta. Ma i benefici possono valere il prezzo dei sacrifici in termini di privacy che affrontano tutti gli utenti del web.
Per ora, almeno…
Per tutto il 2023 Villa Rendano sarà teatro di un nutrito e variegato cartellone di eventi che in parte verrà realizzato in collaborazione con il comune di Cosenza È partita la stagione culturale della Fondazione Attilio ed Elena Giuliani che quest’anno celebra il decennale della sua costituzione.
La fondazione compie dieci anni
«Sarà un anno ricco di iniziative, che spazieranno dal ricordo di importanti anniversari, in campo storico, politico, istituzionale, artistico e musicale, alla presentazione di libri, alla poesia, con l’ambizione di essere, ancor più di quanto non sia avvenuto in questi mesi, un punto di riferimento per il territorio, offrendo ai cittadini l’opportunità di conoscere e approfondire temi e questioni cruciali nella quotidianità del nostro tempo». Così Walter Pellegrini, il presidente della Fondazione “Attilio ed Elena Giuliani”, annuncia le attività culturali del 2023, il decimo della prestigiosa Istituzione cittadina.
L’hi tech per iniziare
Il calendario è iniziato il 25 gennaio, alle 17,30, con i docenti dell’Università della Calabria Domenico Talia e Antonio Palmiro Volpentesta, intervenuti sul tema Interconnessione planetaria: dall’alba di Internet alla comunicazione globale, ricostruendo le tappe che hanno portato da Arpanet a Internet. L’interconnessione planetaria è stato il tema inaugurale di Storia in Villa, un contenitore culturale in cui troveranno spazio altri importanti anniversari che la Fondazione intende proporre all’attenzione generale.
Storia In Villa: da Pinocchio a Zeffirelli
Tra i tanti, i centoquarant’anni dalla prima pubblicazione di Pinocchio, gli ottocento anni dal primo presepe realizzato da San Francesco d’Assisi, il duecentocinquantesimo anniversario della morte di Alessandro Manzoni, i cento anni dalla nascita di don Milani, i quarant’anni dall’arresto di Enzo Tortora, i sessant’anni dalla tragedia del Vajont e dalla morte di J.F. Kennedy, i trent’anni dell’Unione europea, il settantacinquesimo anniversario della nascita di Peppino Impastato, il decennale della morte di Margherita Hack e di Nelson Mandela, il centenario della nascita di Franco Zeffirelli, i cinquant’anni della storica sentenza della Corte Suprema americana sull’aborto.
I protagonisti di Cosenza
Nella programmazione di Storia in Villa sono previsti anche i ricordi di alcune figure prestigiose, purtroppo scomparse, che con la loro azione hanno segnato la vita culturale, artistica, sociale e civile non solo della città dei Bruzi.
Si comincerà con un “medaglione” dedicato al giornalista Emanuele Giacoia, elemento di punta della Rai calabrese e protagonista di molte trasmissioni sportive nazionali. Si proseguirà quindi con il poeta Franco Dionesalvi, il regista Antonello Antonante, il giornalista Raffaele Nigro e lo scrittore, giornalista e commediografo Enzo Costabile.
Altri ricordi di figure importanti saranno programmati nel corso dell’anno e proseguiranno anche durante il 2024.
Antonello Antonante (foto Alfonso Bombini 2020)
Libri in Villa
Libri in Villa verrà realizzato in collaborazione con il Comune di Cosenza e sarà lo spazio dedicato ai volumi di maggiore successo, a livello nazionale, meridionale e regionale.
Tra i primi appuntamenti, il 2 marzo, l’incontro con Mimmo Gangemi, che presenterà il suo romanzo L’atomo inquieto, edito da Solferino.
Il 29 marzo, invece, sarà la volta della giornalista Rai Annarosa Macrì, con il suo ultimo romanzo edito da Rubbettino.
I venerdì e il Cineforum a Villa Rendano
Continueranno, inoltre, I venerdì di Villa Rendano, gli approfondimenti tematici di Villa Rendano, coordinati dal giornalista Antonlivio Perfetti, che stanno riscuotendo enorme successo.
Fiore all’occhiello della programmazione 2023 sarà anche il Cineforum, coordinato da Franco Plastina, attraverso il quale la Fondazione intende offrire ai numerosissimi amanti del cinema presenti in città un appuntamento settimanale con la proiezione di film e documentari.
Il programma prevede anche un ricordo di Massimo Troisi, del quale quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della nascita, con la proiezione del film Il Postino.
Un ricordo di Sergio Giuliani
Nel 2023 ricorre anche il decennale dell’avvio delle attività della Fondazione “Giuliani”, che verrà celebrato con una giornata in ricordo del fondatore, Sergio Giuliani, e l’istituzione di alcune borse di studio, in memoria del filantropo e benefattore cosentino, destinate a studenti particolarmente meritevoli.
Il conferimento della cittadinanza onoraria a Sergio Giuliani
Poesia e territorio
Un evento particolarmente importante sarà anche il Festival della poesiaI padri della parola, realizzato in collaborazione con la Regione Calabria e che si svolgerà a Cosenza in primavera. Vi parteciperanno alcuni tra i maggiori poeti italiani con il coinvolgimento delle scuole superiori dell’area urbana cosentina.
Riprenderà, inoltre, il progetto I borghi, che prevede anche in questo caso il coinvolgimento degli studenti delle scuole superiori della provincia di Cosenza, chiamati a descrivere le realtà, la cultura e le tradizioni dei rispettivi territori.
Consentia itinera: le novità del Museo di Villa Rendano
Per quanto riguarda il Museo Consentia itinera, a partire dal mese di febbraio numerosi e interdisciplinari saranno i laboratori educativi e creativi destinati ai bambini ed alle famiglie, grazie al finanziamento dell’Agenzia per la Coesione Territoriale.
Una sala del museo multimediale Consentia itinera
Tra i temi affrontati, le antiche lavorazioni artigiane trasferite ai piccoli da abili maestri (pietra, argilla e legno), la cura del patrimonio e della legalità (con visite nei luoghi degradati del centro storico e proposte di recupero), le scoperte scientifiche (con incontri ed esperimenti rivolti ai “piccoli scienziati” ma ancora laboratori creativi lungo la linea del tempo) attività sulla storia di Cosenza) e incontri di musica partecipati e interattivi.
Nel mese di marzo 2023, infine, la Fondazione Giuliani inaugurerà, nelle sale multimediali del Museo Consentia itinera, la nuova mostra digitale sulla scienza e la tecnologia dal titolo Urania. Scienza e cultura realizzata in collaborazione con il Museo Galileo di Firenze e con il contributo economico del Mur.
L’anagrafe ha archiviato un pezzo importante della storia calabrese contemporanea: l’architetto e urbanistaEmpio Malara.
Malara è scomparso la mattina del 19 gennaio alla non tenera – e, per molti, invidiabile – età di 90 anni, dopo averne passato molti a disegnare città, a valorizzarne altre e a sognarne altrettante.
Un architetto per due città
Vaga formazione anarchica e solida militanza socialista, il cosentino Empio Malara fece carriera nella Milano non ancora “da bere” degli anni ’70.
C’è da dire che si trovò bene anche in quest’ultima, dato che, grazie a una solidità professionale quasi senza pari e a una concezione visionaria dell’urbanistica, riuscì a superare indenne gli anni ruggenti del craxismo e la loro fine tragica.
Milanese d’adozione e cosentino legato alle origini, come i migranti vecchia maniera. E non a caso, i necrologi che lo ricordano sono usciti in contemporanea sulle testate calabresi (va da sé) e sul Corriere.
Empio Malara nel suo studio di Milano
Empio Malara “polentone”
L’urbanistica è questione di sensibilità ed empatia, coi territori e chi li vive.
Non a caso, a Milano Malara si concentrò sui Navigli, che voleva pienamente navigabili, anche a scopi commerciali.
Al riguardo, c’è da scommettere che dietro la rivalutazione dellecase di ringhiera, una volta sinonimo di povertà (di cui resta traccia nei racconti di Giorgio Scerbanenco) ma oggi molto “trendy”, ci sia il suo zampino.
In ogni caso, Malara ha avuto molti riconoscimenti dalla Milano profonda, a partire da un attestato di benemerenza civica.
La zona dei Navigli a Milano
Empio Malara “terrone”
La parabola professionale di Malara in Calabria evoca il titolo di un film: Ritorno al futuro.
L’urbanista, già archistar fu ingaggiato da Cecchino Principe per evitare che lo sviluppo di Rende, lanciatissima dall’Unical, diventasse caotico.
Sensibilità ed empatia significavano una cosa nella Calabria degli anni ’70: immaginare i desideri di sviluppo e crescita economica degli abitanti della zona.
La Rende avveniristica di Empio Malara
Malara disegnò una Rende futuribile, in cui i palazzoni coesistevano col verde e, soprattutto, non evocavano certe immagini lugubri da socialismo reale (o, spesso fa lo stesso, da edilizia meridionale doc). Uno dei suoi fiori all’occhiello resta Villaggio Europa: un quartiere popolare all’avanguardia, che comprendeva, al suo interno, scuole e strutture sportive.
Villaggio Europa a Rende
Nel suo caso, l’architettura diventava il forcipe dell’emancipazione sociale: la povertà non era sinonimo di degrado e la necessità di ricorrere all’edilizia popolare non obbligava ad accontentarsi.
Un progetto tra due epoche
Fin qui (e in estrema sintesi) i meriti. Purtroppo, il tempo denuda anche i limiti. La visione di Malara nacque in una fase storica in cui ancora non si parlava di “Grande Cosenza” né di città unica.
Cosenza era ancora al massimo della sua capacità urbana e Rende aveva appena iniziato il suo sviluppo prodigioso. Quindi la Rende ideata dal vecchio Principe e disegnata da Malara era bella ma non ambiziosa: era la prosecuzione ad est di Cosenza, troppo intasata e bloccata dai suoi colli per sviluppare a ovest.
Cecchino e Sandro Principe
Invece, a partire dagli anni ’80, la città del Campagnano si pose un altro obiettivo: far concorrenza al capoluogo per servizi e qualità della vita. Il disegno di Malara restava, ma i motivi ispiratori erano stravolti.
Non è questa la sede per approfondire certe dispute. Ma resta evidente che, in questo dibattito tra un amministratore col pallino dell’urbanistica e un urbanista che ha dato forma a un disegno politico, si è riflesso l’eterno dibattito tra tecnici e politici.
Malara, milanese adottivo se n’è andato anche come cittadino onorario di Rende, reso tale dall’attuale amministrazione che vive un rapporto problematico col passato riformista.
Di Malara rimane, al netto di polemiche evitabilissime (anche da parte sua), il ricordo di una visione legata al sogno di uno sviluppo mai realizzatosi per davvero.
Una promessa tradita? Senz’altro. Ma anche una promessa grande.
Giovedì 2 febbraio, alle 10:30 per le scuole e alle ore 20:30 per tutti, verrà messo in scena al Tau (teatro auditorium Unical) “La fuga di Pitagora lungo il percorso del sole” di Marcello Walter Bruno, interpretato dall’attore e drammaturgo Ernesto Orrico con musiche originali eseguite dal vivo da Massimo Garritano. Sempre il 2 febbraio, ma a partire dalle 17.00, verrà aperta al pubblico la mostra “Unical collage. 10 metri di ponte ricostruiti al Tau”.
Il Teatro auditorium Unical (foto Alfonso Bombini)
Mentre mercoledì 1 febbraio alle ore 12 sarà inaugurata, nel foyer del Teatro, della mostra collettiva “Star arts”, una collezione di scatti ideata e realizzata in collaborazione con l’Associazione Fotografica “Ladri di Luce” di Cosenza.
Si tratta di tre eventi promossi e organizzati dal dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria, l’infrastruttura di ricerca Star (Southern Europe Thomson Back-Scattering Source for Applied Research) e il progetto NoMaH (Novel Materials for Hydrogen Storage).
Durante la conferenza stampa di presentazione degli eventi sono intervenuti oggi: Riccardo Barberi, direttore del dipartimento di Fisica dell’Unical e responsabile scientifico di Star; Raffaele G. Agostino, vicedirettore del dipartimento di Fisica e responsabile sientifico del progetto NoMaH; Fabio Vincenzi, direttore del TAU; Caterina Martino, co-curatrice di “Unical Collage”; Daniela Fucilla, presidente dei “Ladri di Luce”; Ernesto Orrico e Massimo Garritano.
Marcello Walter Bruno, professore all’Unical e studioso di cinema e fotografia
Marcello Walter Bruno (Carolei 1952 – Lucca 2022) è stato professore associato all’Università della Calabria. Si è occupato di cinema, fotografia, comunicazioni di massa e teatro. Dal 1979 al 1989 è stato programmista-regista della RAI. Negli anni Novanta è stato direttore creativo dell’agenzia “La cosa pubblicitaria”. Ha collaborato come drammaturgo con Giancarlo Cauteruccio/Krypton e Ernesto Orrico e ha recitato il monologo di Paolo Jedlowski Smemoraz. Ha pubblicato i libri Neotelevisione (Rubbettino, 1994), Promocrazia. Tecniche pubblicitarie della comunicazione politica da Lenin a Berlusconi (Costa & Nolan, 1996), Il cinema di Stanley Kubrick (Gremese, 2017). Suoi saggi e articoli sono apparsi sulle riviste Alfabeta, Cinemasessanta, Il piccolo Hans, Duel, Segnocinema e Fata Morgana.
Ernesto Orrico ha lavorato con Teatro delle Albe, Scena Verticale, Teatro Rossosimona, Centro RAT, Teatro della Ginestra, Carro di Tespi, Spazio Teatro, Zahir, Compagnia Ragli. Ha scritto ‘A Calabria è morta (Round Robin, 2008), le raccolte di poesie Talknoise. Poesie imperfette e lacerti di canzone (Edizioni Underground?, 2018), Appunti per spettacoli che non si faranno (Coessenza, 2012) e The Cult of Fluxus per (Edizioni Erranti, 2014). Ha all’attivo diversi progetti di contaminazione tra musica e teatro tra cui The Cult of Fluxus e Speaking and Looping.
Massimo Garritano è un musicista e compositore. Ha all’attivo numerose incisioni discografiche tra cui: Doppio Sogno (Dodicilune Rec. 2014), Present (Manitù Rec. 2016), Talknoise (Manitù Rec. 2018). È autore di musiche per film muti, balletti, reading e spettacoli teatrali. Dal 2006 è assistente collaboratore per i corsi preaccademici del Conservatorio di Cosenza. Docente di chitarra jazz al Conservatorio di Potenza (2016, 2017), Cosenza (2017, 2018, 2019) e di composizione jazz al Conservatorio “Tomadini” di Udine (2019). Dal 2021 insegna al Conservatorio di Milano.
Il panino della discordia continua a far parlare di sé. Dopo la “scomunica” di papas Pietro Lanza, arriva la nota stampa della rinomata catena di fast food. Che cita Checco Zalone e Kierkegaard per difendere il suo panino ghiegghiu.
Papàs Pietro Lanza ha scatenato le polemiche sul nome del panino
Terroni di Calabria
«E se non hanno offeso e scandalizzato nessuno le battute ed il gergo nazional-popolare di Zalone al quale non vogliamo minimamente paragonarci, toccando ed unendo tutti col e nel sorriso su temi di stringente attualità, così come nessun calabrese si è mai sentito offeso, anzi, dallo striscione con la scritta Terroni di Calabria col quale qualche anno fa abbiamo inaugurato le nostre sedi a Roma, onestamente non vediamo – fa sapere il management di Mi ‘Ndujo – come e perché possa e debba sentirsi addirittura offesa la grande e gloriosa comunità arbëreshe per un progetto di panino al quale, così come ci siamo da sempre caratterizzati, abbiamo proposto di dare un nome ironico, auto-ironico, divertente, incuriosente e che da oltre 7 secoli non offende nessuno, ma proprio nessuno».
«U ghiegghiu, il panino senza intenti dispregiativi»
«Non soltanto, non vi era – si legge nella nota stampa di Mi ‘Ndujo – e non vi è alcun intento offensivo e dispregiativo nella scelta di uno dei nomi più diffusi e riconosciuti per identificare, ripetiamo ironicamente, la comunità italo-albanese ma quel termine, depurato da qualsiasi strascico negativo di centinaia e centinaia di anni fa, unisce oggi in un sorriso e nel richiamo all’esistenza, in Calabria, di una minoranza linguistica che insieme alle altre arricchisce la stessa forza culturale e identitaria distintiva regionale».
Il dibattito social
«Prendiamo atto – continua la nota stampa di Mi ‘ndujo – dell’interessante dibattito che si è scatenato sui media e sui social, grazie al progetto del nostro panino, su quali siano le migliori strategie ed i migliori strumenti attraverso i quali recuperare eventuali ritardi ed errori del passato per investire meglio e diversamente sulla tutela linguistica e culturale della minoranza linguistica. Nutriamo rispetto e leggiamo con attenzione».
L’interno di uno dei locali della catena Mi ‘ndujo
Restiamo imprenditori
«Ma, attenzione, noi restiamo dei semplici e piccoli imprenditori, certo innamorati della nostra terra, di sicuro appassionati promotori della nostra identità più viscerale, senza dubbio convinti sostenitori del valore culturale, economico e di riscatto sociale della nostra biodiversità e della nostra enogastronomia di qualità, ma pur sempre – scandiscono – dei normali imprenditori».
Alle istituzioni, laiche e religiose, compete e competerà occuparsi con sempre maggiore determinazione della valorizzazione del patrimonio culturale arbëreshe che sappiamo benissimo non coincidere con un panino, ci mancherebbe altro o con l’enogastronomia tipica che però apre porte e finestre culturali, sociali, turistiche ed economiche.
La compagnia di Acri, Bisignano e Luzzi
«Ma i panini nei quali – si legge ancora nella nota stampa – continuiamo a mettere prodotti e nomi dialettali e proverbiali di quella Calabria non oicofobica e che non si vergona di se stessa (come ad esempio i panini Acri, Bisignano e Luzzi tre panini cu i cazzi, proverbio antico che non ha mai offeso nessuno) sono stati e restano anche quegli strumenti con i quali stiamo restituendo tanta dignità e fierezza, anche lessicale e dialettale, fuori e dentro la regione ad intere generazioni di calabresi, terroni e ghiegghi, che con un semplice sorriso, senza pesantezza ed a testa alta sanno chi sono, lo dicono, ci scherzano e vogliono competere col mondo, senza pianti, mugugni, lamentele, divisioni, cliché e tabù di un’epoca che fortunatamente non appartiene loro».
Dalla Cattedrale a Villa Rendano è il titolo di un viaggio multimediale che unisce il fulcro simbolico della devozione cosentina allo storico palazzo che ospita la Fondazione Giuliani, la cattedrale come luogo sacro e l’antico edificio che fu dimora del celebre musicista come tempio laico e culturale. Un percorso virtuale, ovviamente, che si apre all’interno del Museo Multimediale Consentia Itinera di Villa Rendano. E la multimedialità che ne è la cifra caratterizzante non stempera le suggestioni anzi ne amplifica la portata.
Identità oltre la fede
Il percorso era stato già presentato in occasione dell’evento celebrativo degli ottocento anni della Cattedrale di Cosenza e inaugurato alla presenza del compianto monsignor Nolè, allora Vescovo della città. Adesso sarà nuovamente fruibile il 25 e 26 di Dicembre.
Il museo è una delle tappe dell’impegno rivolto alla riscoperta e valorizzazione del centro storico di Cosenza attraverso percorsi immersivi che coniugano ricerche scientifiche e concettuali con il potenziamento del valore sociale e del senso identitario.
Da questo punto di vista lo spazio dedicato al Duomo è potentemente significativo per il ruolo che il luogo rappresenta in termini di fede e di identità cittadina. Il Duomo, infatti, non è solo la chiesa principale del capoluogo, ma anche il centro, non solo simbolico ma quasi anche urbanistico, della città antica.
Sette sale a Villa Rendano per raccontare il Duomo di Cosenza
Nelle sette sale del Museo si troverà concentrata la storia pluricentenaria della Cattedrale e saranno raccontati gli sforzi compiuti per edificarla e nel tempo abbellirla, passando per tappe di straordinario significato come la donazione della Stauroteca da parte di Federico II, fino alla devozione speciale dedicata dalla popolazione cosentina all’icona duecentesca della Madonna del Pilerio, per arrivare ai monumenti funebri dedicati a Isabella d’Aragona e ad Enrico VII di Hohenstaufen, alle trasformazioni della facciata che l’edificio ha conosciuto nel corso del XIX e XX secolo, fino le tombe dei martiri dei moti del 1843 presenti nella cappella del SS. Sacramento.
Cosa fare per visitare la mostra
In occasione del Natale questo viaggio nella storia e nella fede della città di Cosenza viene riproposto alla città dalla Fondazione Giuliani, a consolidare un impegno che lega quest’ultima al suo centro storico.
Per informazioni e prenotazioni: prenotazionivillarendano@gmail.com
«Parte Medicina all’Unical». È questo il titolo della nota stampa diramata dall’Università della Calabria e postata dal rettore Nicola Leone sulla sua pagina Facebook.
«Medicina e Chirurgia TD (con cliniche all’Annunziata) – Il corso appartiene alla classe delle lauree magistrali LM-41 (Medicina e Chirurgia) e consente allo studente, al termine dei 6 anni e con il superamento di pochi esami aggiuntivi di ottenere un doppio titolo: sarà infatti dottore in Medicina e Chirurgia, con accesso quindi alla professione di medico, e in Ingegneria informatica, curriculum bioinformatico (laurea triennale)». Sono informazioni contenute nella nota stampa dell’Ateneo di Arcavacata.
L’Università della Calabria
Medicina, Unical verso una svolta storica
«Si tratta di una svolta storica – ha commentato il rettore Nicola Leone – che segue la riforma della proposta didattica di due anni fa. Un passaggio motivato principalmente da due necessità: dare risposta alla crescente domanda di formazione sanitaria che arriva dagli studenti calabresi, e andare in soccorso del territorio che vive da anni una profonda emergenza in campo sanitario, contribuendo allo sviluppo della sanità regionale e favorendo la crescita di competenza in settori strategici della medicina». I corsi di tutti i sei anni saranno quindi nel campus e i tirocini saranno svolti all’ospedale dell’Annunziata, che sarà interessato da un processo progressivo di clinicizzazione.
«Il progetto – che è stato sostenuto anche dal governatore della Regione e commissario ad acta per la sanità, Roberto Occhiuto – porterà all’ospedale cosentino nuove risorse e valorizzerà i medici già presenti in ospedale, che potranno essere coinvolti nei processi formativi dell’università».
Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto
Medicina, Unical incassa via libera del Coruc
L’Unical ha già stanziato un primo investimento per l’assunzione di otto ricercatori universitari che svolgeranno attività di didattica e di ricerca in ateneo e che – dopo la firma della convenzione con l’Azienda ospedaliera di Cosenza – potranno prestare servizio clinico in ospedale, unitamente a tre professori medici già nell’organico dell’Unical. I settori disciplinari degli otto ricercatori sono stati prescelti su specialità mediche ad alta migrazione sanitaria e relative a posti attualmente vacanti nell’organico ospedaliero.
Il Coruc – Comitato regionale di coordinamento delle università calabresi – ha dato il via libera all’istituzione di quattro nuovi corsi di laurea proposti dall’Unical e che entreranno nell’offerta formativa a partire dall’anno accademico 2023-2024, subito dopo il via libera dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) e del Ministero dell’Università e della ricerca, che dovrebbe arrivare nei prossimi mesi.
Al via pure la laurea in Infermieristica
L’offerta formativa d’area sanitaria dell’Unical si amplierà nel prossimo anno accademico con l’avvio del corso di laurea in Infermieristica (L/SNT1 – Lauree in professioni sanitarie infermieristiche e professione sanitaria ostetrica). Il corso, che abilita alla professione di infermeria, prevede che le attività di tirocinio si svolgano presso le strutture dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, dell’Asp e dell’Inrca, offrendo così un ulteriore contributo alla struttura con il rafforzamento delle risorse umane disponibili. Gli studenti di Infermieristica svolgono infatti, nel corso del triennio, 1800 ore di tirocinio in corsia e sul territorio. L’attivazione del corso viene incontro alla forte domanda di formazione che arriva degli studenti calabresi, molti dei quali sono costretti a lasciare la Calabria per frequentarlo, e alla richiesta di risorse umane che arriva dal territorio: si stima in regione una carenza di quasi 3mila infermieri.
Un piccolo primato di Natale tutto calabrese: Gambero Rosso ha premiato il panettone tradizionale dell’Antica Salumeria Mazzuca di Amantea.
La notizia è fresca, fragrante come un dolce appena sfornato: la prestigiosa rivista, sinonimo da decenni di gastronomia di qualità, ha inserito il panettone artigianale amanteano tra i primi della sua selezione.
La quale è avvenuta in maniera particolare, cioè attraverso un assaggio “alla cieca”. In pratica, i gourmet assaggiano i prodotti senza conoscerne la provenienza e li valutano.
L’assaggio del panettone
Un’emozione dolce
L’aspetto più particolare (un “primato nel primato”) è che questo panettone proviene da una città di mare.
I segreti di questo piccolo successo? Gli ingredienti: «Abbiamo usato le bacche di vaniglia del Madagascar e il burro di Normandia, che è più gustoso perché ha un quantitativo di panna. E poi canditi di alta qualità», spiega Alfonso Mazzuca, che gestisce da anni l’esercizio di famiglia nella centralissima via Margherita.
A dirla tutta, non è la prima volta che l’Antica Salumeria ha ottenuto riconoscimenti: «Produciamo panettoni da circa quattro anni e siamo stati premiati per quello al cioccolato».
Il riconoscimento di quest’anno è arrivato a sorpresa: «Ho inviato le prime produzioni di novembre a vari amici in tutt’Italia, come faccio sempre», prosegue Mazzuca.
Il bancone dell’Antica Salumeria Mazzuca
Poi la sorpresa: «Mi hanno contattato da Gambero Rosso per comunicarmi che avrebbero inserito il panettone nel loro test alla cieca». Ed ecco il bel risultato.
Piccola tradizione, grandi soddisfazioni
Iniziò tutto nel ’36, quando Alfonso Mazzuca, il nonno dell’attuale titolare, si spostò da Gallo, una frazione del vicino San Pietro in Amantea, per sposare un’amanteana.
Fu allora che nacque la salumeria. Che, a partire dal ’92, si è specializzata nella gastronomia artigianale di alta qualità.
Il riconoscimento di Gambero Rosso corona anni di sacrificio e dedizione. Per chi lavora tanto e duro, il miglior regalo di Natale.
Come ogni anno Il Sole 24 Ore ha pubblicato il suo report sulla qualità della vita nelle 107 province italiane. E come ogni anno quelle calabresi si ritrovano nei bassifondi della classifica. Fanalino di coda, 107esima su 107, è infatti Crotone. Ma le altre quattro rappresentanti della Calabria non vanno molto meglio. Vibo si piazza al 103esimo, Reggio una posizione più su, Catanzaro 96esima. Cosenza, la meglio piazzata, tiene alto il nomignolo della regione alla posizione numero 95.
Il quotidiano di Confindustria analizza la qualità della vita attraverso sei macrocategorie, suddivise a loro volta in molteplici indicatori. Ma da qualsiasi punto si analizzi la classifica è impossibile non notare come, invece di progredire, i nostri territori registrino un arretramento.
Qualità della vita a Cosenza
Prendiamo il caso di Cosenza, punta di diamante della regione alla luce dei risultati. La provincia bruzia peggiora in 5 categorie su 6. Rispetto all’anno precedente scende di due posizioni in classifica per quanto riguarda Ambiente e servizi (ora è 58esima), Cultura e tempo libero (posizione n°98). Si ritrova 103esima per Ricchezza e consumi, prima era cinque posti più su, e 80esima (da ex 71esima) nella categoria Demografia e società. Precipita di ben 44 posizioni in classifica (ora è 85esima) anche in quella Giustizia e Sicurezza anche per l’incapacità di riscuotere i tributi dei Comuni che la compongono. In questa specifica sottocategoria, infatti, è la terzultima in tutta Italia.
Si registra, al contrario, un bel balzo in avanti nella classifica che riguarda il settore Affari e lavoro. In questo caso la provincia di Cosenza guadagna 16 posizioni rispetto all’anno precedente, grazie anche a una percentuale sopra la media nazionale per quel che riguarda l’imprenditorialità giovanile. Ma anche qui c’è poco da esultare. Cosenza, infatti, anche nella sua performance migliore tra le 6 macrocategorie non va oltre l’80° posto in classifica.
I dati di Catanzaro
A Catanzaro, invece, si può festeggiare per i pochi furti negli appartamenti: solo in altre tre province italiane ne denunciano meno. Va molto peggio nei tribunali però, con la provincia che si piazza al penultimo posto nazionale per durata delle cause civili e i reati legati a stupefacenti; quartultima invece per la quota cause pendenti ultratriennali, con una durata media che è due volte e mezza quella del resto d’Italia. La provincia del capoluogo regionale comunque può essere soddisfatta rispetto al recente passato. Migliora infatti in tre macrocategorie: Affari e lavoro (50°; + 20 rispetto al 2021), Ambiente e servizi (41°; + 10) e, seppur di poco, Cultura e tempo libero (95°; + 2). Sarà, in quest’ultimo caso, per le 8,8 librerie ogni 100mila abitanti, contro le 7,7 della media nazionale.
(foto Antonio Capria)
Reggio Calabria, la più lenta nei pagamenti
A Reggio Calabria invece le fatture si pagano più tardi che in tutto il Paese: se altrove la media è di 10 giorni oltre i canonici 30 usati come indicatore, sullo Stretto il tempo extra sale a tre settimane. Certo, la provincia reggina è tra quelle più soleggiate (15°), ma l’apporto al clima di Madre Natura contrasta con il terzultimo posto nella categoria Ambiente Servizi (l’anno scorso era 25 posti più su in classifica). Reggio è terzultima anche per quel che riguarda Cultura e tempo libero, addirittura un gradino più giù se si parla di Ricchezza e consumi.
Nubi minacciose sull’Arena dello Stretto a Reggio Calabria
Sale invece di ben 40 posizioni (ora è 58esima) nel settore Affari e Lavoro, nonostante sia 101esima per tasso di occupazione. Sale anche di 23 posizioni, piazzandosi 52esima, in Giustizia e Sicurezza. Anche qui pesa parecchio la lunghezza delle cause in tribunale, così come il numero altissimo di cause civili, circa il 40% in più che altrove.
Vibo Valentia non è una provincia per donne
Vibo invece è la migliore d’Italia per imprenditorialità giovanile sul totale delle imprese registrate, ma anche la peggiore di tutte quando si parla di qualità della vita per le donne. Paradossale, inoltre, che la provincia della Capitale del libro si piazzi nei bassifondi quando si parla di Indice di lettura (87°), Offerta culturale (105°) e librerie (7,3 ogni 100mila abitanti, in Italia la media è di 7,7). In più è la seconda provincia del Paese per numero di estorsioni, quella col maggior numero di cause pendenti ultratriennali e con le cause civili che durano di più. Il valore, in quest’ultimo caso, è di 1.453, in Italia si ferma a 561,9.
L’insegna sbagliata con cui Vibo si è celebrata “Città del libro”
Anche il Vibonese, nonostante tutto, può comunque festeggiare per la qualità dell’aria (19°), uno dei dati che gli permette di risalire 14 posizioni, piazzandosi 78° in Ambiente e servizi. E, anche se non esistono o quasi start up innovative sul territorio, anche in Affari e lavoro la classifica segna un sontuoso +49 nel settore Affari e lavoro: ora Vibo è 52esima, l’anno scorso era 101esima.
Qualità della vita, Crotone ancora nei bassifondi
Infine Crotone, che si conferma fanalino di coda nazionale. Da qui sono in tanti a scappare, il decuplo che dal resto d’Italia: la provincia pitagorica è 107esima per saldo migratorio totale. Ma Crotone è anche ultima per Depositi bancari delle famiglie consumatrici e Spesa delle famiglie per il consumo di beni durevoli. È anche il territorio con la percentuale più alta di beneficiari del reddito di cittadinanza.E poco importa che qui le case costino in media 1000 euro in meno al metro quadro rispetto al resto del Paese.
Crotone e la sua provincia sono anche il posto dove si studia meno: ultima per numero di laureati (o con altri titoli terziari), penultima per anni di studio tra la popolazione over 25, quart’ultima per persone con almeno un diploma. Chi non studia, però, ha poco da fare nel tempo libero: pochissime librerie (104°), palestre e piscine (106°), ancor meno spettacoli (107°). In compenso gli amministratori pubblici sono tra i più giovani del Paese (4°), nonostante da queste parti si registri la più bassa partecipazione elettorale d’Italia. Qui almeno, però, le cause civili durano meno della media (57°). E in mancanza di altri svaghi si passa il tempo tra le coperte: in sole tre province italiane le donne partoriscono prima che a Crotone, dove l’età media delle neo-mamme si attesta a 31 anni, contro i quasi 32 e mezzo del resto d’Italia.
Una bussola che segna il punto cardinale della salvezza di tante vite che affrontano le insidie del mare per fuggire da guerre, fame, dittature. È questo il senso della bussola di ResQ People Saving People. Ed è solo uno tra i tanti gadget natalizi acqustabili on line».
«ResQ People Saving People (persone che salvano altre persone) è una organizzazione non governativa, che nasce a Milano durante la pandemia. Prende il nome dalle operazioni di “Search and Rescue”, in inglese vuol dire “ricerca e soccorso”. Un gruppo di cittadine e cittadini, attivisti, giornalisti e sindacalisti sono riusciti, grazie al contributo di tante e tanti altri, a comprare dalla ONG tedesca Sea-Eye, la ex nave Alan Kurdi, e l’hanno trasformata nella ResQ People, appunto». È quanto si legge in un comunicato stampa diramato dalla stessa Ong.
«Finora – continua la nota stampa – ha svolto due missioni nel Mediterraneo centrale, di fronte alla zona SaR libica, e ha tratto in salvo più di 200 persone. Ma per poter operare la nave ha dei costi non indifferenti. Cifre importanti che hanno bisogno di un grande sostegno, a cui un contributo importante viene appunto dalla rete degli equipaggi di terra, che vanno da nord a sud».
«L’equipaggio di terra ResQ Calabria – riporta il comunicato stampa – è il gruppo territoriale nato, come gli altri, sia per raccogliere fondi, sia per fare opera di sensibilizzazione e divulgazione sul lavoro della nave, sulla difesa dei diritti umani, di donne, uomini e bambini in tutto il mondo. Abbiamo già organizzato delle iniziative, la prima è stata a Palmi e poi l’estate scorsa una “Tre giorni contro il naufragio dei diritti umani” tra Cosenza, San Ferdinando/Piana di Gioia Tauro e Villa San Giovanni, in collaborazione con realtà altrettanto attive sul territorio come Dambe So, Mediterranean Hope e il Centro socio-culturale “Nuvola Rossa”».
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