In merito all’articolo da voi pubblicato il lo scorso 9 febbraio e titolato “Ripartire da Villa Rendano: Associazioni unite per la città”, si evidenzia che l’Archivio di Stato di Cosenza non è «smobilitato o in smantellamento» ma è attivo con una presenza costante sul territorio attraverso iniziative culturali di ampio spessore tra cui mostre documentarie e fotografiche, convegni, e laboratori didattici e visite guidate per le scuole di ogni ordine e grado.
Le citate manifestazioni sono state pubblicate sul sito dell’Istituto, pubblicizzate sui social e sui giornali. L’Archivio ha inoltre curato la partecipazione e condivisione degli eventi con associazioni del territorio con le quali è stato possibile realizzare molte delle iniziative proposte.
Unitamente a quanto sopra descritto, questo Istituto garantisce quotidianamente i servizi all’utenza tra cui l’accesso alla sala di studio per le ricerche storiche e culturali e la consultazione bibliografica. Nonostante l’Archivio di Stato di Cosenza, come altri Enti appartenenti al Ministero della Cultura, vive un momento di marcata carenza di personale è aperto e disponibile ad ogni forma di partecipazione con le associazioni del territorio garantendo il proprio ruolo Istituzionale.
Antonio Orsino Direttore Archivio di Stato di Cosenza
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Spettabile Direttore, Nell’articolo da Lei citato si riportano alcune impressioni emerse durante il dibattito tra associazioni ed enti culturali svoltosi a Villa Rendano. Prendiamo atto di quanto ci scrive. Ma prendiamo atto che anche Lei denuncia il sottodimensionamento del personale dell’Archivio di Stato. Restiamo a Sua disposizione per coadiuvare, nel nostro piccolo, tutte le iniziative opportune a valorizzare e difendere l’Istituzione da Lei diretta.
Le associazioni contano, le associazioni pesano, occorre ascoltare le associazioni.
Non è retorica. Nei momenti di crisi, i gruppi organizzati di cittadini devono svolgere una preziosa supplenza alle istituzioni, oberate di problemi e non sempre pronte a rispondere.
Ciò vale soprattutto per Cosenza, che vive tuttora forti difficoltà.
Proprio in quest’ottica, laFondazione “Attilio e Elena Giuliani”ha organizzato un incontro-dibattito tra i rappresentanti dell’associazionismo cittadino, svoltosi a Villa Rendano lo scorso tre febbraio.
La Fondazione chiama, le associazioni rispondono
La Fondazione chiama, le associazioni aderiscono (più di trenta) e partecipano (circa venticinque).
Un successo? Sì, date le attuali difficoltà. Ma la risposta positiva dell’associazionismo rivela anche la voglia di ragionare su possibili ipotesi di lavoro in vista della cittadinanza attiva. Questa voglia è emersa anche durante il dibattito coordinato dalla terna della Fondazione Giuliani: il presidente Walter Pellegrini, il giornalista Francesco Kostner, addetto stampa della fondazione, e il giornalista Antonlivio Perfetti, direttore di Cam-Teletre e organizzatore di eventi di Villa Rendano.
Villa Rendano
Le associazioni cosentine
Alcune sono storiche e di peso istituzionale: ad esempio, la Società Dante Alighieri, rappresentata dalla professoressa Maria Cristina Parise Martirano, altre più recenti, come la Fondazione Lanzino.
Alcune con missioni specifiche, come l’Orchestra sinfonica “Brutia”, altre concentrate sul sociale, come Lav-Romanò.
Ancora: c’è chi ambisce a rievocare pezzi di storia patria, come l’associazione Maria Cristina di Savoia e chi, invece, si sofferma sulle tradizioni del territorio, come “I tridici canali”, specializzata nel vernacolo cosentino. E ancora: come non ricordare il “Teatro dell’Acquario”, che si propone di far sopravvivere un’esperienza artistica importantissima per la città? E, visto che siamo in tema, che dire dell’associazione “Alfonso Rendano”?
Allarme centro storico
Nel caso dell’iniziativa di Villa Rendano, c’è uno scopo comune: far leva sulle proposte della Fondazione Giuliani per risvegliare la città, magari integrandosi col ricco calendario di iniziative cantierato dalla Fondazione per l’anno in corso.
Già: come è emerso dal dibattito, l’azione dei cittadini è fondamentale in una fase in cui è difficilissimo ricorrere al gettone pubblico per valorizzare il territorio.
Che a tratti rischia la desertificazione, come il centro storico di Cosenza.
Un momento del dibattito tra associazioni a Villa Rendano
Lotta per la salvezza
Già: tutti i presidi della parte antica di Cosenza, come le due Biblioteche (la Civica e la Nazionale) e l’Archivio di Stato, sono smobilitati o in smantellamento.
Vuoi per la crisi finanziaria, vuoi per le varie spending review, che hanno imposto tagli e blocchi al turnover, vuoi per i cambiamenti istituzionali. Se si pensa alle attività private, la situazione rischia di rivelarsi ancora peggiore.
Ripartire da Villa Rendano
In quest’ottica, il rimedio prospettato dalla Fondazione Giuliani, e già in parte programmato, rivela più di un motivo d’interesse. Infatti, trasformare Villa Rendano in un catalizzatore di energie civiche attraverso la cultura significa mantenere viva l’attenzione su un’area della città in pieno riflusso, dove i guizzi degli anni ’90 suscitano solo nostalgie, più o meno struggenti.
Ma significa anche riaccendere le discussioni al di fuori del mantello della politica. Intendiamoci: le istituzioni pubbliche non sono escluse, ma partecipano come interlocutori preziosi e non con ruoli “padronali”. Le risposte proverranno dalla rete di associazioni che la Fondazione Giuliani mira ad annodare.
Un programma ambizioso? Senz’altro. Ma sono ambizioni che partono dal basso e si sviluppano in piena orizzontalità. Anche questa è democrazia,
L’attuale composizione del Consiglio della Regione Calabria ha ormai vita breve, dopo la pronuncia della magistratura sul caso Talerico vs Fedele. Il primo – così come un’altra esclusa, Silvia parente – contestava l’eleggibilità della seconda, la cui candidatura era arrivata mentre ricopriva il ruolo di direttrice generale della Provincia di Catanzaro. I giudici del tribunale ordinario del capoluogo gli avevano già dato ragione in primo grado. E oggi la Corte d’Appello, a cui Fedele si era rivolta, ha confermato quella decisione: «Sono ineleggibili a consigliere regionale i titolari di organi individuali ed i componenti di organi collegiali che esercitano poteri di controllo istituzionale anche sull’amministrazione della Provincia».
Uno di troppo
A questo punto Talerico dovrà solo notificare la vittoria in tribunale al presidente dell’aula Fortugno, Filippo Mancuso. Poi, tramite la giunta elettorale, toccherà a quest’ultimo procedere alla surroga della uscente Fedele con l’avvocato catanzarese. Che, dal canto suo, ha già messo in chiaro le cose: di entrare in Regione da consigliere di Forza Italia non ci pensa nemmeno, sebbene illo tempore fosse candidato proprio in una lista berlusconiana. Scarso feeling con il coordinatore regionale del partito Giuseppe Mangialavori, ha tenuto a chiarire non appena conquistata l’agognata poltrona.
Occhiuto e Mangialavori in campagna elettorale
Non c’è due senza tre
Non sarà il problema principale per Roberto Occhiuto, ma è pur sempre un forzista ufficiale in meno in squadra. E sebbene il neo eletto abbia confessato a LaCNews24 l’intenzione di confrontarsi col governatore e Mancuso per comprendere quali possano essere i suoi «spazi di agibilità politica», il futuro di Talarico non pare tinto di azzurro. Il suo colore, più probabilmente, sarà il blue navy scelto da Carlo Calenda e Matteo Renzi per il loro Terzo Polo. In Regione, d’altra parte, un gruppo che fa riferimento proprio a Calenda è già nato di recente e può contare su Giuseppe Graziano e Francesco De Nisi. E siccome non c’è due senza tre, con l’addio di Fedele e l’arrivo di Talerico potrebbe presto ampliarsi.
il consigliere regionale Giuseppe Graziano (foto Alfonso Bombini/ICalabresi)
Fedele vs Talerico: le ripercussioni oltre la Regione Calabria
Anche a Palazzo De Nobili l’uscita di scena di Valeria Fedele – almeno fino all’eventuale contrordine della Cassazione, cui si rivolgerà nel tentativo estremo di riprendersi la poltrona a Reggio – non passerà inosservata. Il neo consigliere regionale – che dopo averlo sfidato alle amministrative ora sostiene Nicola Fiorita e i suoi, usciti vincitori dalle urne – ora avrà un peso politico molto maggiore. Ed è difficile escludere folgorazioni sulla via di Talerico tra qualche collega in aula. Una maggioranza nella maggioranza che farà piacere a Calenda, a Fiorita e Occhiuto chissà.
Ridimensionato l’allarme tsunami per la Calabria e per le altre coste orientali del Sud Italia dopo il violento terremoto tra la Turchia meridionale e la Siria.
In Turchia si registrano almeno 76 morti, nel nord della Siria almeno 100. I feriti in totale sono circa 600. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) italiano e del servizio di monitoraggio geologico statunitense Usgs, il sisma ha avuto ipocentro a circa 25 km di profondità ed epicentro nella provincia di Gaziantep.
La Protezione civile nella notte ha diramato un allerta tsunami per le regioni orientali dell’Italia meridionale, soprattutto per Calabria, Sicilia e Puglia dove stamani è stata sospesa la circolazione dei treni nelle zone potenzialmente esposte.
«L’allarme potrebbe essere revocato se non dovesse verificarsi. La situazione è in evoluzione – ha detto il direttore operativo della Protezione Civile Luigi D’Angelo a Rai Radio 1 – al momento la portata sembra ridimensionata in base alle prime rilevazioni al largo della Turchia. Dalle prime informazioni sembra piuttosto ridimensionata, però dobbiamo attendere le misurazioni. Siamo in fase di costante monitoraggio».
«Il maremoto – spiega la nota della Protezione civile – consiste in una serie di onde marine prodotte dal rapido spostamento di una grande massa d’acqua. L’allerta indica la possibilità di un pericolo reale per le persone che si trovano vicino alla costa, specialmente se in zone poco alte, o addirittura più basse, rispetto al livello del mare. Anche un’onda di solo 0,5 metri di altezza – viene sottolineato nel comunicato – può generare pericolose inondazionie fortissime correnti. Il Dipartimento della Protezione civile, in raccordo con l’Ingv, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e le strutture del Servizio nazionale di protezione civile (Snpc), continuerà a fornire tutti gli aggiornamenti disponibili sull’evoluzione dell’evento».
Era partito dalle cucine nella sua Cosenza, Edgardo Greco, e nella cucina di una pizzeria di Saint-Étiennelo hanno trovato, 17 anni dopo che si era persa l’ultima traccia di lui. Da ex cuoco, d’altra parte, il latitante aveva scelto un coltello per farsi un nome nella mala bruzia in gioventù, quando in galera tentò di trafiggere il boss Franco Pino durante l’ora d’aria. Tentativo fallito, ma sufficiente a far ribattezzare “killer delle carceri” uno la cui specialità erano fino a quel momento le rapine.
A Cosenza in quegli anni c’è la guerra tra clan ed Edgardo Greco ha già scelto di schierarsi con quello Perna-Pranno, proprio per un pestaggio che uomini dei Pino-Sena hanno rifilato a lui e suo fratello Riccardo. Ma è per un altro delitto, duplice e riuscito, e un ulteriore tentato omicidio che l’antimafia lo inseguiva ormai dal 2006. Nel primo caso, in qualche modo, c’entra ancora il cibo.
Edgardo Greco, i fratelli Bartolomeo e Mosciaro
L’esecuzione arriva, infatti, il 5 gennaio del 1991 dentrouna pescheria cosentina riconducibile ai Pranno. I fratelli Stefano e Pino Bartolomeo bramano maggiore autonomia criminale, un tentativo di secessione da soffocare nel sangue. Li attirano lì con l’inganno poi li uccidono a suon di botte, percuotendoli a sprangate. I corpi? Irreperibili ancora oggi. Pochi mesi dopo, il 21 luglio, Greco tenterà di eliminare anche Emiliano Mosciaro. La morte dei Bartolomeo gli costerà una condanna all’ergastolo, tanto’è che proprio a seguito di essa, su Greco pendeva un mandato di cattura internazionale dal 2014.
Latitante per 17 anni
Greco nel tempo era stato collaboratore di giustizia, per poi fare marcia indietro e darsi alla macchia quando – era il 2006 – la legge gli aveva presentato il conto per quei delitti di quindici anni prima. Un fantasma per 17 anni, Edgardo Greco, ma gli inquirenti non hanno mai smesso di dargli la caccia.
Sembra che per un periodo abbia vissuto in Germania, senza disdegnare però qualche saltuaria capatina dalle parti di casa. Poi lo hanno cercato in Spagna, Andalusia, nel 2008. Ma quando la polizia si è presentata per acciuffarlo ha trovato suo fratello Riccardo e non lui.
Oggi i carabinieri, insieme a personale delle unità catturandi (Fast) italiana e francese e dell’Unità I-Can dello Scip del Ministero dell’Interno, invece hanno fatto centro. Seppure sotto falso nome, quel pizzaiolo a Saint-Étienne era proprio Edgardo Greco.
Fare rete per il territorio.
La Fondazione “Attilio e Elena Giuliani”, proprio nell’ottica di un lavoro di squadra per promuovere un’attività culturale ampia, diffusa e variegata, vuole condividere il proprio programma con le associazioni, i circoli e i club che operano in questo settore nella realtà cosentina, recependone istanze e proposte.
Tale iniziativa, in linea con le finalità della Fondazione, punta a fare di Villa Rendano un presidio di cittadinanza attiva, un luogo permanente di intrattenimento, cooperazione e interdisciplinarietà, nonché di formazione attiva dei giovani nel comparto museale e culturale.
Al fine di avviare questo importante e virtuoso processo di collaborazione, Associazioni, Circoli e Club culturali del territorio sono invitati a Villa Rendano, il 3 febbraio alle ore 17,30, per un primo confronto sulle iniziative da realizzare.
Per eventuali comunicazioni, è possibile contattare i seguenti numeri: 329/8379111 (Walter Pellegrini), 333/5037160 (Anna Cipparrone), 339/2923179 (Francesco Kostner)
Si chiama Tedesco, Domenico Tedesco, ma è calabrese ed è in pole per diventare il nuovo ct della nazionale di calcio del Belgio. Tra i favoriti dell’ultimo Mondiale, i Diavoli rossi hanno rimediato una mezza figuraccia in Qatar. Troppo deludente la squadra, nonostante i tanti campioni, per non rispettare una delle regole principali del mondo del pallone: il primo a pagare è sempre l’allenatore.
E così il Belgio ha virato su Domenico Tedesco, astro nascente della panchina grazie ai risultati degli ultimi anni tra Gelsenkirchen (Schalke 04), Mosca (Spartak) e Lipsia (Redbull). Perché lo avranno anche esonerato l’estate scorsa, ma il tecnico nato a Rossano nel 1985 ha già ottenuto due secondi e un quarto posto, una coppa di Germania e una semifinale di Eurolega in soli 5 anni di carriera ad alti livelli.
Domenico Tedesco, dalla Calabria al Belgio
Domenico Tedesco ha lasciato la Calabria quando aveva solo due anni. I genitori scelsero di emigrare nel Land del Baden-Wurttemberg, uno dei due Stati del Sud della Germania. Suo padre trovò lavoro come stampatore della Esslinger Zeitung, il quotidiano locale di Esslingen, a 15 chilometri dalla capitale Stoccarda. E nello stesso quotidiano il piccolo Domenico mosse i primi passi da giornalista sportivo da adolescente con uno stage in redazione. Niente carriera sui campi da gioco, però. Domenico Tedesco si laurea in ingegneria gestionale, prende anche un master in Innovation management.
Tedesco dirige un allenamento del Redbull Leipzig
La passione per il calcio però lo porta presto in quel mondo. Inizia da vice allenatore nelle giovanili dell’Aichwald, paesino nei dintorini di Stoccarda, nel 2011 e quattro anni dopo e già alla guida dell’U-16 dell’Hoffenheim. L’U-19 è nelle mani, invece, di un altro enfant prodige: Julian Nagelsmann. I due spiccano presto il volo. Domenico Tedesco subentra sulla panchina dell’Aue a primavera del 2017 , dato per spacciato nella serie B tedesca, e lo porta a un’inaspettata salvezza a suon di vittorie. Da lì arriveranno il passaggio in Bundesliga allo Schalke e i risultati elencati qualche riga più su.
Ora per questo figlio di calabresi che parla quattro lingue e ha il culto del gioco veloce potrebbe arrivare il turno del Belgio, terra di emigrati come lui.
Wladimiro Parise è uno dei tre operai che fanno parte della classe dirigente del Partito democratico al Sud. Eugenio Marino (di Crotone), responsabile organizzazione dei democratici per il Sud e le isole lo ha scoperto dopo aver condotto uno studio in merito alla classe dirigente delle regioni meridionali.
La notizia è a apparsa oggi sulla home page di Repubblica.it in un articolo a firma di Concetto Vecchio. Wladimiro Parise è stato segretario del Pd a Casali del Manco, più di diecimila persone a pochi chilometri da Cosenza. E, soprattutto, luogo simbolo della sinistra calabrese. Un territorio che ha espresso nomi del calibro di Fausto Gullo, costituente e “ministro dei contadini”. Qui il partigiano Cesare Curcio ha nascosto Pietro Ingrao e Rita Pisano è stata mai dimenticata sindaca comunista. Oggi anche questa ex roccaforte rossa è un po’ in crisi di identità.
Si chiama Wladimiro perché il padre volle il nome di Lenin. Altri tempi, altre storie, altra politica. Quando le sezioni erano una scuola di partito per tutti: dalla classe operaia ai contadini, passando per gli intellettuali. Parise è uno di quelli che rompe la statistica di un partito che la geografia del voto individua nelle Ztl e composto in larga parte dal mondo delle professioni, avvocati in primis.
Parise ha 50 anni, fa parte dell’assemblea regionale dei Dem ed è tra i membri della segreteria a Casali del manco. Uno che ha mangiato «pane e politica», dice a Repubblica.it.
All’inizio erano cinque, ora sono tre. Ma continuano a ballare.
Sono le poltrone di Palazzo Campanella, tuttora oggetto di ricorsi giudiziari sulla base della stessa accusa: l’ineleggibilità dei titolari attuali durante le ultime elezioni che hanno portato all’attuale composizione del Consiglio regionale della Calabria. Parrebbe, suggeriscono i bene informati, che la Corte d’Appello di Catanzaro dovrebbe finire di decidere a brevissimo, forse in settimana, su questi duelli di Tribunale, iniziati tutti nella primavera del 2022 con risultati alterni.
Dal Consiglio regionale a Roma: Loizzo lascia la Calabria
Uno degli aspetti più eclatanti delle Regionali 2021 fu il “siluramento” del leghista cosentino Pietro Molinaro, che fece ricorso contro la ex capogruppo Simona Loizzo.
Molinaro perse presso il Tribunale di Catanzaro lo scorso 9 marzo e, ovviamente, impugnò.
Per fortuna sua, del suo partito e della sua collega, le Politiche dello scorso autunno si sono rivelate decisive: Simona Loizzo è diventata deputata e Molinaro le è subentrato in Consiglio regionale.
Anche la Lega tira un sospiro di sollievo, visto che l’elezione della dentista cosentina ha fermato le diatribe interne al gruppo regionale.
Simona Loizzo
Fedele, l’unica perdente (finora…)
L’azzurra Valeria Fedele risulta la più subissata (e danneggiata) dai ricorsi.
Contro di lei si sono scatenati in Tribunale Antonello Talerico e Silvia Parente. E Talerico, difeso dagli avvocati Luisa e Anselmo Torchia e Jole Le Pera, l’ha spuntata in primo grado.
Il Tribunale di Catanzaro ha ritenuto credibile con un’ordinanza la presunta ineleggibilità di Fedele, che al momento della campagna elettorale era direttrice generale della Provincia di Catanzaro e non si era dimessa.
Il duello continua, perché la Fedele – già vicinissima a Mimmo Tallini e poi a Giuseppe Mangialavori – si è affidata a un esperto: l’avvocato cosentino Oreste Morcavallo, che si dice fiducioso per l’Appello.
Valeria Fedele
Tutti contro Comito
La Fedele non è l’unico bersaglio di Talerico e Parente. Il duo ha preso di mira anche l’attuale capogruppo azzurro Michele Comito.
Comito è un pezzo grosso della Sanità vibonese: è, contemporaneamente direttore del Dipartimento emergenza-urgenza e accettazione e Direttore dell’Unità operativa complessa di Cardiologia-Utic dello “Jazzolino” di Vibo Valentia.
Per lui il Tribunale di Catanzaro si è pronunciato con un’ordinanza a favore: Comito non è ineleggibile, sostengono i giudici, perché si era messo in aspettativa per tempo.
Anche nel suo caso, si attende la sentenza d’Appello.
Michele Comito
Faide azzurre e inciuci a Catanzaro
Anche a livello regionale il centro della Calabria si rivela complessissimo, come se già non bastasse il caos delle ultime Amministrative di Catanzaro.
Infatti, se il doppio appello di Talerico e Parente dovesse andare a segno, la mappa politica cambierebbe in maniera sensibile. Soprattutto, sarebbero due belle botte per Mangialavori.
Infatti, Comito è vicino al coordinatore regionale azzurro ed è cognato dell’ex capogruppo regionale forzista e ora deputato Giovanni Arruzzolo.
Antonello Talerico
Il suo siluramento sarebbe una bella vendetta, innanzitutto per Talerico, in guerra con Mangialavori sin dalle ultime regionali e poi candidatosi a sindaco di Catanzaro dopo averne dette di tutti i colori.
Dopo aver ricevuto il corteggiamento di Calenda, Tal b v vxerico si è sistemato in Noi con l’Italia di Maurizio Lupi. Con questa sigla, il dissidente forzista fa parte della maggioranza di centrosinistra che sostiene l’amministrazione di Nicola Fiorita a Catanzaro.
Ma, oltre a Talerico, è approdato alla corte di Lupi anche Mimmo Tallini, che considera Mangialavori qualcosa di peggio del fumo negli occhi…
Silvia Parente
Consiglio regionale: corsi e ricorsi in Calabria
Giusto un dettaglio piccante per gli amanti delle curiosità: Silvia Parente è la figlia di Claudio Parente.
Anche Parente padre non è un tifoso di Mangialavori: infatti, nel 2014 tentò contro di lui un ricorso elettorale che arrivò in Cassazione. E perse.
Ora Silvia, prima dei non eletti, fa la stessa cosa. Quando si dice “corsi e ricorsi storici”…
Giuseppe Mangialavori
Gelardi salvo anche in Appello
A nord della Calabria, le Politiche hanno evitato guai al Carroccio.
Invece, nel Reggino la Corte d’Appello ha calato il sipario sul duello tra Stefano Princi, dipendente del Comune di Santo Stefano d’Aspromonte e già fedelissimo di Nino Spirlì, e l’attuale capogruppo leghista Giuseppe Gelardi.
Quest’ultimo, difeso da Rosario Maria Infantino, aveva già ottenuto verdetto favorevole dal Tribunale lo scorso 9 marzo. Secondo i giudici di Catanzaro non costituiva motivo di ineleggibilità il fatto che Gelardi non si sia messo in aspettativa da dirigente scolastico.
E Princi – difeso da Jole Le Pera, Anselmo Torchia e Maria Carmela Sgro – ha impugnato.
Ma niente da fare: il secondo grado conferma Gelardi.
Giuseppe Gelardi continuerà a sedere nel Consiglio regionale della Calabria
In Calabria è guerra tra grillini per il Consiglio regionale
L’unico duello non di destra è quello interno al Movimento 5stelle, tra la ex capolista grillina della Calabria centrale Alessia Bausone e il consigliere regionale Francesco Afflitto, medico in forze presso l’Asp di Crotone.
Bausone, difesa da Giovanni Cilurzo, ha perso il primo grado lo scorso 14 marzo e si prepara all’Appello contro Afflitto, difeso da Eugenio Vitale e Antonio Amato.
Un po’ di suspense
Le sentenze dovrebbero arrivare a breve e, forse, alla spicciolata: la Corte d’Appello non ha unificato i ricorsi, che comunque riguardano casi e situazioni ambientali diversi.
L’eventuale vittoria dei ricorrenti si risolverebbe in un maxi rimpasto nei due gruppi della maggioranza, dove risulterebbero ridimensionati i leader regionali.
Tutto questo al netto di altrettanto eventuali (e non improbabili) ulteriori ricorsi in Cassazione.
Una cosa alla volta…
L’unica notizia uscita dal convegno Bilancio regionale 2021 e Corte dei Conti: quello che i calabresi non sanno, tenutosi a Villa Rendano lo scorso 20 gennaio, è che il Consiglio regionale non ha detto una parola.
Ed è gravissimo: i rilievi pesanti fatti a dicembre dalla magistratura contabile meritavano più di una riflessione politica in Calabria.
Vi ha provveduto, in parte, la Fondazione Attilio e Elena Giuliani, che ha radunato attorno al classico tavolo un economista, Giuseppe Nicoletti, un veterano del sindacato, Roberto Castagna, e due sindaci, Stanislao Martire e Pietro Caracciolo, rispettivamente di Casali del Manco e Montalto Uffugo.
Il tutto, sotto la moderazione del giornalista Antonlivio Perfetti.
Il tavolo dei relatori
Corte dei Conti: la Calabria si confronta
Le affermazioni della Sezione regionale della Corte dei Conti sono piuttosto note.
Ma l’analisi di Nicoletti mette a nudo i problemi con particolare crudezza, perché si basa sulla comparazione tra la Calabria e altre due regioni di media grandezza per rapporto abitanti-territorio: la Liguria e le Marche.
In apparenza, i dati sembrano simili; tutte e tre le Regioni hanno difficoltà a riscuotere i tributi, e soffrono, inoltre, di forti vincoli ai bilanci, oscillanti in media sul 70%, dovuti alle spese sanitarie.
Allora, dov’è l’inghippo?
La povertà fa la differenza
Quel che ci danneggia, prosegue Nicoletti, è la sostanziale povertà del sistema socio-economico: il reddito medio del calabrese (ci si riferisce solo ai contribuenti e non al “nero”) è di 13.837 euro annui, contro i 22.250 della Liguria e i 19.750 delle Marche.
Quindi, non riuscire a recuperare un miliardo e mezzo sui sette e rotti di entrate tributarie accertate non è grave: è tragico.
Soprattutto perché l’aspetto più debole è costituito dalle entrate “libere”, cioè utilizzabili senza vincoli, solo il 12%, dalla spesa per il finanziamento del debito sanitario, non ancora quantificato (155 milioni) e dall’emigrazione sanitaria (242 milioni). Manca poco all’asfissia.
Le lacune del sindacato
Roberto Castagna, il segretario generale dei pensionati della Uil, fa in parte un mea culpa: il sindacato è intervenuto tardi nel dibattito dopo aver latitato.
Il che non è poco, in una Regione dove la tenuta sociale e il sistema dei diritti sono a forte rischio. E questo senza invocare il peso della criminalità organizzata.
Si rende necessaria, a questo punto, una forte presenza delle sigle dei lavoratori, soprattutto nei settori “caldi”, dalla pubblica amministrazione alla Sanità, appunto.
L’ira dei sindaci
Sempre a proposito di Sanità, la provocazione più forte “volata” dal dibattito riguarda le frizioni campaniliste tra Catanzaro e Cosenza per il Corso di laurea in Medicina.
La proposta, lanciata dal moderatore, di aprire un dibattito tra i rettori di Unical e Magna Graecia, ha punzecchiato a dovere i due sindaci.
Parteciperemo senz’altro e in prima fila, affermano Martire e Caracciolo.
La condizione finanziaria della Calabria pesa tantissimo sui Comuni, che restano spesso col classico cerino in mano.
Così è per molte imposte, di cui sono i riscossori, così per i servizi.
L’Università della Calabria
Acqua e rifiuti
I servizi idrici sono un punto dolente fortissimo, su cui Martire e Caracciolo hanno insistito tantissimo: con che risorse possiamo provvedere alla manutenzione della rete idrica se la maggior parte delle somme va alla società di gestione?
Discorso simile per i rifiuti: i Comuni si accollano lo spazzamento e la gestione delle discariche. Per questo motivo l’ipotesi, avanzata da Roberto Occhiuto, di centralizzare a livello regionale la riscossione, più che perplessità desta allarmi. E via discorrendo.
La grande malata: i conti della Sanità in Calabria
Solo di recente la Calabria ha istituito i “tavoli” di confronto tra sindaci e Regione. E il coordinamento tardivo, ovviamente, non aiuta a lenire la situazione.
Soprattutto se si pensa che i veri problemi sono altrove. E li rivela un acronimo sinistro: Lea, cioè livelli essenziali di assistenza, dove siamo gli ultimissimi, con un punteggio di 125 su un minimo di 160. Per la Sanità può bastare. O forse no: manca alla conta la quantificazione effettiva del debito. E i 500 milioni rilevati all’Asp di Reggio non fanno sperare bene.
L’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria
Fondi europei e Calabria: i conti non tornano
Altra nota dolente, i finanziamenti statali ed europei, che sono l’unica vera risorsa di cui disponiamo. La Calabria spende poco (circa 300 milioni l’anno) su un budget di 2 miliardi e rotti. Peggio ancora per le somme da recuperare per sospetta frode o irregolarità: 260 milioni.
In una situazione così, i conti non bastano: occorrono gli scongiuri.
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