Autore: Redazione

  • Frank Gambale e  il grande jazz al Tau dell’Unical

    Frank Gambale e il grande jazz al Tau dell’Unical

    Ci sono un australiano, due francesi e un ungherese. Ma, soprattutto, c’è la grande musica in programma domenica 2 aprile alle 21 nel Tau dell’Unical. Il teatro dell’Università della Calabria ospiterà, infatti, il quartetto di Frank Gambale. Ossia un autentico mostro sacro del jazz contemporaneo.

    Frank Gambale e non solo: il resto del quartetto

    Non che i tre insieme a lui siano da meno. Ad accompagnare il chitarrista di Canberra ci saranno musicisti di indiscutibile talento e caratura internazionale. Primo tra tutti Hadrian Feraud, bassista francese che un genio come John McLaughin – col quale ha lavorato in passato – reputa una sorta di reincarnazione del mito di ogni bassista degno di questo nome: Jaco Pastorius. Detterà insieme a lui il ritmo un altro grandissimo: il batterista Gergo Borlai, che in carriera si è esibito, tra i tanti, con musicisti del calibro di Terry Bozzio, Scott Henderson e Al Di Meola. Dulcis in fundo, spazio alle tastiere per Jerry Lionide, uno che è salito per ben due volte – una sul gradino più alto – sul podio dei migliori pianisti del celeberrimo Montreal Jazz Festival.

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    Il Frank Gambale Quartet

    Un modello per i più grandi

    La star del concerto al Tau, però, non può che essere Frank Gambale. Basterebbe citare quello che dicono di lui artisti come il compianto (e un po’ calabrese) Chick Corea: «Tutto ciò che tocca con la sua chitarra diventa oro, lo è sempre stato. Frank è il mio chitarrista preferito». Oppure l’opinione di divinità delle sei corde come Pat Metheny: «Mi piacerebbe prendermi un mese di pausa e studiare con Frank Gambale». L’australiano, infatti, ha letteralmente inventato e dato il suo nome a un nuovo modo di usare il plettro e suonare la chitarra: la Gambale Sweep Picking Technique. Una piccola grande rivoluzione che ne ha fatto un esempio da seguire anche per un figlio d’arte come Dweezil Zappa: «Studiare la tecnica Sweep Picking di Frank Gambale mi ha permesso di suonare le parti più difficili della musica di mio padre che lui stesso non suonò».

    Frank Gambale al Tau dell’Unical

    Dagli anni ’80 ad oggi Frank Gambale ha pubblicato oltre 300 canzoni e una ventina abbondante di album, tutti con quello stile che Rolling Stone – la bibbia del rock, più o meno – ha definito «feroce» per intensità. Nella sua musica hanno trovato spazio il jazz e il rock, con incursioni nel funk e il rythm&blues e contaminazioni che richiamano sonorità latine e brasiliane. Un artista a tutto tondo, insomma, che con i suoi virtuosismi alla chitarra ha scritto pagine importanti e portato un vento di freschezza nella scena jazz (e non solo) degli ultimi decenni.

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    L’interno del Tau

    Non capita tutti i giorni di ospitare musicisti di questo valore alle nostre latitudini. Un motivo in più per non perdere il suo concerto domenica 2 aprile al Tau dell’Unical e la rassegna JazzAmore che vedrà il Frank Gambale Quartet tra i protagonisti. Costo del biglietto: 20 euro.

  • Furto di due mezzi del Comune di Polistena, arrestati in tre

    Furto di due mezzi del Comune di Polistena, arrestati in tre

    Questa mattina, alle prime luci dell’alba, i Carabinieri della Compagnia di Taurianova, hanno arrestato tre soggetti, già noti alle forze dell’ordine, in esecuzione di un’ordinanza di misura cautelare emessa dal Tribunale di Palmi. L’accusa per loro è di furto e ricettazione di due camion per la raccolta dei rifiuti del Comune di Polistena, rubati nella notte del 20 agosto scorso.

    Il furto a Polistena

    A coordinare l’indagine sono stati il procuratore della Repubblica di Palmi, Emanuele Crescenti, e il sostituto procuratore Federico Moleti. Il loro impegno e quello dei militari coinvolti ha permesso di dare un nome a due dei presunti protagonisti del furto. Questi, dopo aver rotto i lucchetti del cancello principale del centro raccolta rifiuti comunale di Polistena, si erano impossessati di un furgone e una motrice con la gru e cassone scarrabile, utilizzati per il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti. A causa del furto per diversi giorni era andato in tilt il servizio di nettezza urbana di Polistena. E l’amministrazione comunale aveva dovuto farsi carico, nell’immediatezza, delle spese previste per rimettere le cose a posto.

    Il terzo uomo: un mezzo nell’autocarrozzeria

    Ora è arrivata anche l’identificazione di un terzo soggetto, anche lui destinatario di una misura cautelare. Nel corso dell’attività di accertamento, nel novembre scorso i militari dell’Arma avevano ritrovato uno dei mezzi che erano stati rubati al Comune di Polistena all’interno dell’autocarrozzeria di cui era gestore. Nei confronti dell’uomo, che all’arrivo dei carabinieri aveva negato di conoscere la provenienza del furgone, l’ipotesi del reato è, dunque, quella di ricettazione.
    Il provvedimento emesso dal GIP di Palmi ha disposto per i tre soggetti la misura cautelare degli arresti domiciliari aggravata dal divieto di comunicazione con persone non conviventi.
    Trattandosi di provvedimento in fase di indagini preliminari, rimangono salve le successive determinazioni in fase dibattimentale.

  • Roccella Jonica, i Carabinieri incontrano le scuole

    Roccella Jonica, i Carabinieri incontrano le scuole

    Il 25 marzo scorso i Carabinieri della Compagnia di Roccella Jonica e della locale Stazione CC Forestale hanno aperto le porte della caserma agli alunni delle scuole secondarie di primo grado. È l’avvio di una serie di incontri che si prefiggono lo scopo di promuovere sul territorio la cultura della legalità.

    La stazione dei Carabinieri di Roccella Jonica aperta alle scuole

    Gli studenti delle prime classi intervenute, il terzo anno delle scuole medie dei Comuni di Riace, Bivongi e Stilo, sono stati condotti attraverso un percorso conoscitivo delle prerogative e dei compiti dell’Arma dei Carabinieri. Insieme ai militari presenti hanno così affrontato varie tematiche. I carabinieri hanno illustrato loro le principali funzioni esercitate sul territorio dalle diverse articolazioni che compongono l’Istituzione.

    Una lezione di legalità

    Nel corso delle attività gli studenti hanno inoltre osservato da vicino il parco auto – moto della Compagnia Carabinieri, ponendo domande sulle modalità di impiego dei mezzi nei servizi d’istituto.
    L’incontro si è rivelato funzionale al rafforzamento del sentimento di legalità nei giovanissimi intervenuti, i quali hanno avanzato numerosi quesiti, mostrandosi fortemente interessati e incuriositi dalle tematiche proposte.

  • Édouard Manet: 30 capolavori alla Galleria Nazionale di Cosenza

    Édouard Manet: 30 capolavori alla Galleria Nazionale di Cosenza

    Centoquaranta anni dopo la sua morte per vedere un Manet tocca andare al Musée d’Orsay o in altri templi della cultura mondiale, quelli che un secolo e mezzo prima lo respinsero. Oppure, più semplicemente, fare un salto alla Galleria Nazionale di Cosenza. A partire dal 24 marzo e fino al 25 aprile, infatti, tra i corridoi di Palazzo Arnone sarà possibile ammirare le creazioni del genio francese. Si tratta di trenta capolavori incisi, della prestigiosa edizione Strölin, per scoprire come la Parigi di metà ‘800 entrò nella modernità. La mostra di Cosenza si chiama Manet. Noir et Blanc. A idearla e produrla è l’Associazione N. 9, mentre la curatela è affidata ai fratelli Mario e Marco Toscano.

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    Palazzo Arnone, antica sede del carcere cittadino, ospita oggi la Galleria Nazionale di Cosenza

    Per un mese, dunque, non ci sarà bisogno di arrivare fino al Metropolitan Museum di New York per godersi Il chitarrista spagnolo (1860) o a Parigi per quell’Olympia (1863) che tanto scandalo destò alla sua prima apparizione pubblica. Basterà salire a colle Triglio, nel centro storico di Cosenza, e lasciarsi catapultare nel bianco e nero di Manet. Il pittore che Baudelaire e Zola adoravano perché voleva «essere del proprio tempo e dipingere ciò che si vede, senza lasciarsi turbare dalla moda».

    Realismo e impressionismo

    Esistono un prima e un dopo Édouard Manet nella pittura degli ultimi due secoli. Rivoluzionario suo malgrado, controcorrente per indole, il pittore francese ha rappresentato con la sua opera un punto di svolta per l’arte. L’Accademia però, salvo rari casi, non gli riconobbe a lungo la grandezza che avrebbe meritato (e desiderato). Manet cercava di portare sulla tela la realtà, amava dipingere all’aria aperta, venerava artisti del passato come Velasquez. Ma, al contempo, stravolgeva le aspettative di quanti si erano nutriti fino a quel momento con l’arte classica. Un amore per la vita reale, il suo, che fece innamorare del suo pennello scrittori come Baudelaire e Zola, ma faticò a incontrare i favori del grande pubblico e della critica.

    E così, a lungo, nei grandi Saloni e musei per i suoi quadri non si trovò posto per colui che molti oggi considerano il padre dell’impressionismo. In realtà Manet impressionista non fu mai o, almeno, non fino in fondo. Già il fatto che usasse il nero nei suoi dipinti – colore tabù per i colleghi Renoir, Monet, Degas – rende complesso considerarlo tale. L’ammirazione nei suoi confronti da parte dei tre appena citati, però, basterebbe a quantificare il ruolo della sua arte nella nascita della celeberrima corrente pittorica. «Manet era per noi tanto importante quanto Cimabue o Giotto per gli italiani del Rinascimento», disse di lui il padre del celebre regista. E pazienza se il diretto interessato riteneva, al contrario, Pierre-Auguste «un ragazzo senza alcun talento».

    I Manet alla Galleria Nazionale di Cosenza

    Pur non trattandosi di tele – l’unico quadro del francese in Italia, salvo sporadici prestiti, è il Ritratto del Signor Arnaud a cavallo, conservato alla GAM di Milano – le opere che per un mese saranno a Cosenza non sono certo di poco conto. Come si legge nel comunicato che annuncia l’apertura dell’esposizione, infatti, «la produzione grafica di Manet, sperimentale ed innovativa, è considerata fondamentale nello sviluppo delle tecniche di stampa. Le incisioni esposte, edite nel 1905, furono stampate postume dalle tavole originali di Manet, da Alfred Strölin, importante collezionista e commerciante tedesco. Le 30 lastre pubblicate nel 1894 da Dumont (che comprendevano le 23 del portfolio curato da Suzanne Manet per Gennevilliers nel 1890) rappresentano una raccolta esaustiva della produzione dell’artista. Vennero infine biffate dallo stesso Strölin per evitare ulteriori impressioni».

  • C’era una volta il futuro: Alessia Principe torna con le sue “Stelle meccaniche”

    C’era una volta il futuro: Alessia Principe torna con le sue “Stelle meccaniche”

    In una sfera immaginaria, in cui le vite degli altri diventano ricordi ed energia e l’umanità non ricorda più il Sole, si riflette la storia scritta da Alessia Principe nel suo nuovo romanzo Stelle meccaniche (Moscabianca edizioni), di recente pubblicazione.
    Aprendo uno squarcio nel tempo e nello spazio la giornalista e autrice porta il lettore in un futuro distopico in cui la Terra ferita da un disastro nucleare crede di riuscire a ripartire dai talenti e dai ricordi. La scrittrice dopo Tre volte (Bookabook, 2017) sceglie di spostare l’immaginazione narrativa lontana dal presente per proiettare il lettore in un futuro cupo, sospeso tra i ricordi del passato e l’ipertecnologia.
    Il romanzo sarà presentato in anteprima giovedì 23 marzo alle ore 18 alla libreria Feltrinelli di Cosenza. A dialogare con l’autrice ci saranno la scrittrice Elena Giorgiana Mirabelli e la critica d’arte Gemma Anais Principe. Il giorno dopo, venerdì 24 marzo, sempre alle ore 18, Alessia Principe dialogherà con Nunzio Belcaro alla libreria Ubik di Catanzaro.

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    Alessia Principe

    Stelle meccaniche: Alessia Principe e il suo futuro distopico

    In Stelle meccaniche tutto ha inizio alla fine degli anni Novanta del XX secolo: il sogno di una fonte di energia pulita, eterna e sicura sembra potersi realizzare grazie alla stella artificiale Meti. Il lavoro del team scientifico a capo della ricerca porta però a una catastrofe di dimensioni inimmaginabili: il 3 aprile del 2013 Meti, creata nella centrale a fusione nucleare Tokamak, implode e crea un buco nero che risucchia al suo interno gran parte del mondo per come lo conosciamo oggi.

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    ​Secoli dopo, il volto della Terra è ancora profondamente segnato dall’incidente e fulcro della vita è ormai il continente Mediana, formatosi dopo l’implosione. E per mandarlo avanti occorre energia: la soluzione sono i Resti, sfere di ricordi cristallizzati, attimi del passato che salgono verso l’atmosfera, invisibili e impalpabili finché lampi elettrici non li mostrano e solidificano.

    Gli esseri umani sono divisi tra chi possiede il talento, e vive un’esistenza tranquilla, e chi ne è sprovvisto ed è destinato a trascorrere i suoi giorni nel terrore di essere usato come pezzo di ricambio organico. In tal modo il sogno di una società utopica in cui i migliori hanno il posto che meritano, diventa una distopia che vede il talento ridotto da dono a forma di discriminazione.

    Anime, classica e steampunk

    Nel romanzo seguiamo le vicende di due bambini di undici anni: Giosuè, talento del pianoforte e Tito scugnizzo delle periferie, luogo ai margini del grande Continente della Mediana, dove le scorie rendono l’aria irrespirabile. I due si conoscono nella sala d’attesa di un ospedale dove si effettuano trapianti. Giosuè sta per avere delle mani nuove, Tito un cuore migliore. Tra loro si allaccerà un rapporto fraterno e, grazie a quel legame, capiranno cosa è successo al mondo e cosa riserva il futuro.

    In Stelle meccaniche si ritrovano le atmosfere cupe e steampunk che rievocano alcuni anime giapponesi degli anni ’70 e ’80 come Galaxy Express999, mentre tra le pagine risuonano le note di Satie, Mozart e Rachmaninov.
    Stelle meccaniche dal 23 febbraio è disponibile in libreria e nei maggiori store online.

  • Dieci anni senza Alessandro Bozzo: due giornate  per non dimenticarlo

    Dieci anni senza Alessandro Bozzo: due giornate per non dimenticarlo

    Dieci anni senza Alessandro Bozzo. Cosenza ricorda il giornalista scomparso tragicamente il 15 marzo 2013: due giornate e tre momenti di riflessione sulle difficoltà di fare il cronista in Calabria (ma non solo) e, più in generale, sul precariato imperante non soltanto nelle redazioni.

    Un reading a Marano Principato

    Si parte domenica 12 marzo a Marano Principato, luogo in cui il giornalista si tolse la vita: alle 18 nell’auditorium del centro di aggregazione giovanile “Cesare Baccelli”, l’attore Salvo Piparo e il musicista Michele Piccione metteranno in scena la pièce Volevo solo fare il giornalista – La storia di Alessandro Bozzo tratta dal libro Quattro centesimi a riga (ed. Zolfo, 2022) di Lucio Luca, giornalista de La Repubblica che da anni segue il caso Bozzo, al quale aveva già dedicato un primo libro, L’altro giorno ho fatto quarant’anni (Laurana editore, 2018).

    Il reading era stato presentato in una versione embrionale al festival Trame di Lamezia Terme nel 2019: ora il monologo – nella versione arricchita dall’apporto di un polistrumentista – assume una forma più strutturata, e vanta già repliche in tutta Italia, dal Festival delle Idee di Venezia al congresso nazionale della Fnsi, la Federazione nazionale della stampa, a Riccione: qui il monologo dedicato ad Alessandro Bozzo viene scelto come storia paradigmatica, nella speranza che il suo esempio «non rimanga confinato in Calabria ma diventi il simbolo del futuro sempre più a rischio dell’informazione».
    A inizio 2023 lo spettacolo è stato replicato alla Camera del Lavoro di Milano.

    Gli appuntamenti di Cosenza

    Mercoledì 15 marzo ci si sposterà a Cosenza per un’intera giornata che prenderà il via alle 10 a Villa Rendano con le scuole superiori cittadine, mentre alle 17 il Museo dei Brettii e degli Enotri ospiterà un dibattito a più voci sulla libertà di stampa e su temi che, dopo un decennio, restano ancora attualissimi: dal precariato alle ingerenze della politica nel lavoro delle redazioni, dalle querele temerarie al futuro dell’informazione.

    La mattina, dopo i saluti di Walter Pellegrini, presidente della Fondazione Attilio e Elena Giuliani, e di Franco Mollo in rappresentanza del Circolo della Stampa “Maria Rosaria Sessa”, con l’autore Lucio Luca dialogheranno la consigliera comunale di Cosenza con delega alla Cultura, Antonietta Cozza, e l’assessore alla Cultura di Marano Principato, Lia Molinaro: con loro Marianna Bozzo, sorella di Alessandro, e i giornalisti Rosamaria Aquino ed Eugenio Furia. In platea gli studenti del liceo scientifico “E. Fermi” di Cosenza, del Polo scientifico Brutium, delle scuole secondarie di Marano Principato e dell’istituto comprensivo di Cerisano che hanno letto e avviato una riflessione sul libro Quattro centesimi a riga (le copie sono state donate da Paolo Tucci di Gap Life srl).

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    VIlla Rendano, sede della Fondazione Attilio ed Elena Giuliani

    Nel pomeriggio, invece, il sindaco di Cosenza Franz Caruso aprirà facendo gli onori di casa, seguiranno i saluti del suo omologo principatese, Pino Salerno, e di Raffaele Zunino in rappresentanza del Circolo della Stampa “Maria Rosaria Sessa”. Moderati da Antonietta Cozza, accanto a Lucio Luca, Marianna Bozzo e Rosamaria Aquino interverranno Francesco Graziadio, consigliere comunale e giornalista, e Francesca Lena, presidente dell’Istituto Studi Storici.

    Alessandro Bozzo, un esempio da non dimenticare

    Con il sostegno dell’Istituto per gli Studi Storici, del Centro turistico Giovanile di Marano Principato, del Circolo della Stampa “Maria Rosaria Sessa” e della Fondazione Attilio e Elena Giuliani oltre che della libreria Raccontami, l’iniziativa segna anche un’importante sinergia istituzionale tra l’amministrazione comunale bruzia e il centro appena alle porte del capoluogo, interessato da una rinascita culturale nella quale si iscrive la recente inaugurazione della biblioteca intitolata al geo-archeologo Gioacchino Lena. Marano Principato è stato, peraltro, il primo soggetto a entrare nel patto intercomunale “Città che legge” approvato l’estate scorsa dalla giunta di Cosenza.
    Le due giornate ospitate tra Cosenza e Marano principato saranno un modo per celebrare i cinquant’anni di Alessandro e ribadire che il suo esempio non deve essere dimenticato.

  • Consiglio dei ministri a Cutro il 9 marzo: la conferma di Palazzo Chigi

    Consiglio dei ministri a Cutro il 9 marzo: la conferma di Palazzo Chigi

    Si terrà tra tre giorni, giovedì 9 marzo, il Consiglio dei ministri a Steccato di Cutro. Che il summit dell’Esecutivo fosse prossimo era ormai cosa nota, dopo le dichiarazioni della presidente Giorgia Meloni a riguardo. La conferma ufficiale è arrivata, però, soltanto negli ultimi minuti, con una nota di Palazzo Chigi. Nessun dettaglio al momento su sede e orario dell’incontro. Né, tantomeno, sui temi all’ordine del giorno della riunione.

  • Sette vite per Ettore Majorana nel romanzo di Mimmo Gangemi

    Sette vite per Ettore Majorana nel romanzo di Mimmo Gangemi

    Le sette vite di Majorana. Sono quelle che lo scrittore Mimmo Gangemi fa vivere al fisico siciliano misteriosamente scomparso nella notte tra il 26 e 27 marzo 1938. Uno dei cold case italiani più noti, oppure semplicemente un uomo desideroso di far perdere le sue tracce? Lo scopriremo solo leggendo L’atomo inquieto, ultima fatica letteraria del narratore di origini aspromontane. Che ieri ha presentato il suo ultimo libro a Villa Rendano in occasione di “Libri in Villa”, l’iniziativa promossa di concerto con il Comune di Cosenza e le associazioni che lo scorso 24 febbraio hanno sottoscritto, con la Fondazione “Attilio e Elena Giuliani” e lo stesso ente cittadino, il Patto per lo sviluppo culturale del territorio.
    Walter Pellegrini, presidente della Fondazione “Attilio ed Elena Giuliani” ha aperto i lavori: «Sentimenti di amicizia e stima mi legano a Mimmo Gangemi, intellettuale capace di costruire una narrazione stupenda». E poi «Mimmo è stato pure autore della Luigi Pellegrini editore».

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    Da sinistra: Antonietta Cozza, consigliere comunale di Cosenza; Walter Pellegrini, presidente della Fondazione “Attilio e Elena Giuliani”; Mimmo Gangemi, scrittore di Santa Cristina d’Aspromonte

    A stimolare il dibattito e dialogare con lo scrittore aspromontano è stata Antonietta Cozza, consigliere comunale di Cosenza con delega alla Cultura. Secondo lei il libro è un po’ «una via di mezzo tra la spy story e il romanzo psicologico».
    La Calabria compare in questa storia. In primis per la ventilata presenza del fisico catanese nella Certosa di Serra San Bruno. Gangemi chiarisce il senso: «È un omaggio alla “Scomparsa di Majorana” di Leonardo Sciascia». Anche «Sharo Gambino» fece lo stesso.

    A Villa Rendano Mimmo Gangemi sottolinea la stranezza di una lettera. Quella inviata da Majorana a un suo amico dove annunciava il suo suicidio in mare, sul traghetto che lo avrebbe dovuto portare in Sicilia: «Uno che sa nuotare non si toglie la vita in mare e, soprattutto, non porta con sé cinque stipendi e la sua quota di eredità paterna».
    Suggestioni, spunti, riflessioni e indizi disseminati nel ragionamento e nel romanzo. A partire da quella foto che ritrae il criminale nazista Adolf Eichmann sul piroscafo nel porto di Buenos Aires. Insieme a lui un capitano della Wermacht e un tipo che somiglia tanto, troppo, allo scienziato italiano. Gangemi chiarisce: «Non è mai stato filonazista, ma filogermanico».
    “L’atomo inquieto” aggiunge un altro capitolo alla carriera letteraria di Gangemi. Autore di libri come “La signora di Ellis Island”, “Il giudice meschino” e “Marzo per agnelli”.

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    “L’atomo inquieto” di Mimmo Gangemi
  • Roberto Fico domani a Cosenza contro l’autonomia differenziata

    Roberto Fico domani a Cosenza contro l’autonomia differenziata

    Il presidente del Comitato di Garanzia del M5S ed ex presidente della Camera Roberto Fico domani, venerdì 3 marzo, sarà a Cosenza, a partire dalle 17:30 a Villa Rendano. Dove interverrà in occasione dell’incontro pubblico organizzato dal Movimento 5 Stelle: “Verso Sud. La strada per crescere non è l’autonomia differenziata”. A stimolare la discussione e moderare il dibattito sarà la parlamentare del M5S, Anna Laura Orrico. Interverranno: Veronica Buffone, assessore al Welfare del Comune di Cosenza; Giuseppe Giorno, consigliere comunale di Luzzi.

    Il primo ciclo di appuntamenti, cui parteciperanno anche tutti gli eletti del Movimento 5 stelle in Calabria e gli attivisti, è in programma il 3 e 4 marzo, non solo a Cosenza, ma anche a Vibo Valentia e Roccella Jonica; il secondo, invece, arriverà a Corigliano Rossano, Crotone e Catanzaro il 14 ed il 15 aprile.

    «Riteniamo che il percorso intrapreso dal governo Meloni con la forzatura di una riforma così complessa e così poco condivisa possa condurre verso condizioni di svantaggio per il meridione e non sia positiva per la coesione del Paese». È quanto si legge in una nota stampa a firma dei portavoce eletti del Movimento 5 stelle in Calabria.
    «Ci confronteremo – continuano i parlamentari pentastellati – con cittadini, associazioni, sindacati, forze produttive e amministratori che vogliano dare un contributo di idee per rilanciare una controproposta rispetto al disegno di legge voluto dal ministro Calderoli e dalla sua maggioranza».

  • Burioni e la pitta ‘mpigliata: un rapporto erotico

    Burioni e la pitta ‘mpigliata: un rapporto erotico

    Forse la Calabria non è messa così male. parola di Roberto Burioni, secondo cui i Finlandesi starebbero peggio di noi. Anzi, la pitta ’mpigliata ci salva alla grande.
    Lo scienziato superstar ha commentato a modo suo i risultati di un report sulla qualità della vita, in cui ai primi posti figurano la Finlandia Occidentale e le Isole Åland, provincia autonoma della Finlandia.
    La Calabria, invece, è nei posti medio-bassi della classifica, davanti solo a varie zone dell’ex mondo comunista.
    Burioni ha sparato un’arguzia su Twitter: «Qualcuno dovrebbe spiegarmi perché nella giojosissima Finlandia, pur percependo una qualità di vita così fantastica, si suicidano 14 persone all’anno (su 100.000 abitanti), mentre nella disagevole Calabria meno di 6. Sarà merito della pitta ’mpigliata?».

    Il tweet pro pitta di Roberto Burioni

    Roberto Burioni: la pitta è un rimedio erotico

    Burioni non si ferma qui. Nei commenti al suo tweet specifica: «Se non sapete cosa è la pitta ’mpigliata non sapete cosa vi siete persi fino a ora».
    E poi, risponde a un’amica: «È un equivalente erotico».
    Dove non arrivano le statistiche, supplisce la gola. Noi calabresi non ci vogliamo bene. Ma forse certi sapori ci aiutano a resistere.
    E contagiano gli altri. Che miele, noci e pasta frolla siano un antidepressivo?